mercoledì 28 gennaio 2009

l'antisemita in mezzo a noi.

Riporto un reportage effettuato da Paolo Rumiz sulla memoria della Shoa. Personalmente, nonostante l'articolo sia di notevoli dimensioni e piuttosto impegnativo, l'ho trovato al quanto interessante e provocatorio. Per queste ragioni ne ho riportato i passaggi più salienti, nella speranza che qualcun altro possa avere modo di riflettere veramente.

L'antisemita in mezzo a noi


"Vento, pioggia, finestrini appannati.

I giornali dei passeggeri mostrano svastiche e stelle di Davide: non più icone contrapposte,

ma unite in una spaventosa equazione.

Israele è nazismo, Bestia dell’Apocalisse.

L’ebreo è il carceriere dei nuovi lager, sterminatore degli innocenti. […]

Linea Trieste-Mestre-Milano, un treno di pendolari e studenti. Un proiettile di pensieri, sentimenti e

paure in corsa nella nebbia della Padania. L’Italia si interroga.

Cosa è diventato oggi l’antisemitismo? Cosa cambia nel pensiero medio della guerra con Gaza?

Come si coniuga il vecchio odio europeo con l’anatema anti-sionista del mondo arabo filtrato con l’immigrazione?

Per capire basta sparare ad alta voce il proprio sconforto per Gaza. Una risposta dalle poltrone accanto arriva sempre.

Il tema è a fior di pelle.

“Loro hanno dimenticato Auschwitz, non noi” Parla un uomo ben vestito con una borsa ventiquattrore.

“Sono stufo del giorno della memoria. – aggiunge- è solo una loro schifosa ipocrisia

per garantirsi impunità sulle nefandezze peggiori. Hanno tutto, comandano tutto. Non se ne può più”

È sdegnato, stressato, parla ad alta voci, non ha freni inibitori. “Noi” e “loro”: contrapposizione assoluta.

E identificazione totale fra israeliani ed ebrei.

Piove a dirotto, a Padova c’è ressa di studenti. Nel mucchio, una pia donna sui settanta che non sta mai zitta,

impartisce petulanti lezioni di vita. Banalità come: “moglie e buoi dei paesi tuoi”.

Qualcuno ridacchia. La provoco su Gaza e quella fa un rapido segno di croce.

“Loro hanno crocefisso Nostro Signore.. Non c’era da aspettarsi altro”.

Poi sussurra con voce costernata, quasi dolce “Preghiamo per quei bambini”, e si chiude in un raccoglimento.

Nessuno replica e nel vagone scende un imbarazzato silenzio.

Desenzano, tuona, il convoglio entra nel monsone, diventa un bivacco.

Due studenti prendono le parti di Israele, chiedono perché tanto sdegno per Gaza mentre si tace su Cecenia e Afghanistan,

ma li zittisce un grassone salito a Verona. “Col potere che hanno, devono smetterla di fare le vittime”

Ostenta “la Padania” bene aperta sul tavolinetto, così gli chiedo se è solidale con i palestinesi.

Risposta prevedibile: “Stessa gentaglia. Da passarci sopra con la ruspa. Le macerie e loro”.

Arabi, ebrei, zingari, clandestini, immondizia dell’umanità. Il pregiudizio antiebraico e quello antimusulmano

diventano facce della stessa medaglia.

[…] Ora è chiaro. Il pregiudizio esce allo scoperto, riprende coraggio.

Lo stereotipo del perfido ebreo si aggancia a formule nuove, si ibrida, cambia volto, si infila tra insospettabili,

nobilita l’odio come lotta antirazzista, addossa a Israele la colpa del rapporto fallito fra cristiani ed Islam.

[…] L’esperto di Medio Oriente David Meghnagi cita dati agghiaccianti: il 34 %degli italiani pensa

che gli ebrei debbano smettere di parlare di Shoah, e quasi altrettanti credono che nel Pese

gli ebrei siano milioni, mentre sono appena 30 mila.

[…] E’ qui che il vecchio e il nuovo antisemitismo si ibridano.

L’ebreo è colui che uccide i bambini altrui, ne beve il sangue per fare il pane,

domina il mondo attraverso occulte macchinazioni finanziarie.

[…] In un locale di piazza Bainsizza, tre tecnici televisivi discutono ad alta voce su Gazza

e concludono che “Se a Hitler avessero lasciato finire il lavoro, oggi non

ci troveremmo in questa situazione”.

Risate, ghigni, la gente al bancone non protesta.

In un Paese dove sui giornali è di moda la caccia agli immigrati

può succedere anche di questo.




lunedì 19 gennaio 2009

Il potere che dà alla testa?

"Credo che il matrimonio debba essere tra un uomo e una donna, non sono favorevole al matrimonio gay. Ma se si inizia a giocare con le costituzioni, al fine di vietare il diritto di prendersi cura dei propri cari, ciò non corrisponde alla mia visione dell'America".

Queste parole piuttosto ambigue sono state pronunciate durante un’intervista di MTV Barack Obama, l’uomo che ha centrato la propria campagna elettorale sul tema dell’uguaglianza ricordando più volte la crudeltà delle leggi discriminatorie sia per motivi razziali sia per motivi sessuali. C’è una forte contraddizione in tutto questo soprattutto quando viene posta sotto i riflettori dell’opinione pubblica la risposta dell'attuale presidente ad un questionario riempito nel 1996 per un giornale locale di Chicago “Outilines”: “Sono a favore della legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e combatterò gli sforzi tesi a proibirli”.

Evidentemente qualcosa, ottenuta la carica tanto ambita e desiderata di presidente degli Stati Uniti, è cambiato. I motivi di questo cambio radicale di opinione sono ignoti e sconosciuti ma è triste pensare che si tratti soltanto di una sorta di demagogia.

Niente promesse che non può (o non vuole) mantenere, Signor Presidente.

sabato 3 gennaio 2009

Creduloni o insicuri?

Ci troviamo ancora una volta ad affrontare l’ignoto, con il pensiero all’anno trascorso e la paura, le aspettative per questi nuovi dodici mesi. E si sa che l’uomo ha un desiderio connaturato in lui di sapere, quella voglia di non farsi trovare spiazzato ed impreparato nemmeno dal futuro. Per questo motivo milioni di persone, soprattutto all’inizio del nuovo anno, si affidano all’astrologia nella speranza che questa riesca a fare luce su quel buio pesto che prende il nome di domani. L'astrologia è un arte divinatoria antica e controversa.

Secoli di progressi scientifici però non ne hanno intaccato il fascino e diminuito l'interesse: molti ci credono e si affidano totalmente o parzialmente alle sue presunte capacità profetiche. Personaggi illustri come Ronald Reagen (presidente americano) non prendevano mai un appuntamento senza aver consultato il loro astrologo di fiducia così come facevano re ed imperatori. Tutt’oggi molte aziende e molte ditte si affidano ai profili personali astrologi per scegliere i propri candidati: qualche anno fa, ad esempio, una giovane neo laureata era stata scartata al colloquio da un’ azienda di Torino dopo che questa ne aveva saputo il segno zodiacale e l’ascendente.

Vi è quindi un grande interesse per previsioni e profili caratteriali senza alcun fondamento scientifico.

Siamo un popolo di creduloni o semplicemente un popolo insicuro che ha bisogno di definire la propria personalità?

martedì 16 dicembre 2008

Scatola dei ricordi.


Ci hanno insegnato a staccarci dai ricordi del passato per poterci goder un presente ed immaginare un futuro senza la paura di commettere gli stessi errori. Ci hanno detto che ci vuole molta forza per rendere leggero il peso dei ricordi. Secoli fa c’era chi scriveva che “Nessun maggior dolore che ricordarsi dei tempi felici ne la miseria” e anni fa chi cantava “Nostalgia Canaglia”.

Evidentemente, sbagliavano tutto e tutti.

Indubbiamente la nostalgia torna a galla per ricordarci che abbiamo un passato e che quello che abbiamo vissuto ha avuto un senso per noi.

Secondo il professor Constantine Sedikides, direttore del Centro di ricerca sull'identità personale dell'Università di Southampton non si tratta di una debolezza ma di una risorsa: "Le persone nostalgiche sono in realtà le più forti, perché capaci di rimettere insieme i pezzi del passato e fare della vita un percorso compatto", sostenendo inoltre che essa ha un effetto terapeutico sulla salute mentale essendo fonte di positività, importante per affrontare i fantasmi del passato e vivere pienamente e con energia il futuro. Studi simili sono stati condotti anche nella Sun Yat-Sen University, in Cina.

Non tutti gli scienziati però concordano con questa interpretazione: per alcuni infatti la nostalgia non solo non ha un effetto terapeutico ma è una vera e propria malattia capace di creare degli squilibri a livello mentale soprattutto su infanti ed adolescenti.

Si può dunque parlare di un effetto terapeutico della nostalgia solo se a provarla sono delle persone adulte e capaci di dare un giusto peso ai ricordi e non vivendo solo di essi.

"Come per tutto, è meglio non esagerare – sostiene lo psicologo Fabio Guida- una dose eccessiva di nostalgia può togliere preziosi spazi mentali e peggiorare la qualità di vita e i rapporti sociali, trasformandosi in patologia. Ci sono individui che non riescono a godere il presente e vivono in un costante passato".

Viviamo il presente arricchiti dalle esperienze passate e dalle aspettative future.

martedì 9 dicembre 2008

Tocca a noi

“Tocca a noi, le cose non vanno: cambiamole ora”.

È questo lo slogan scelto da MTV, canale televisivo statunitense inizialmente dedicato esclusivamente alla musica e indirizzato ad un pubblico principalmente adolescente.

Eppure, nonostante i programmi piuttosto “poco culturali”, a puro scopo ludico e di puro intrattenimento, MTV si è fatta promotrice di numerose campagne politiche e di informazione, ultima fra queste appunto “Tocca a noi”.

Questo progetto ha come fine quello di realizzare una legge da proporre in Parlamento, cosa che potrà essere possibile grazie alla Costituzione Italiana che permette la realizzazione di una legge di iniziativa popolare.

È un progetto che coinvolge i ragazzi, che fa sì che essi possano avere voce anche su un piano politico dando la possibilità di migliorare concretamente ciò che non va scegliendo fra quattro diversi ambiti:accesso alla politica, ambiente, lavoro, scuola ed università.

Evidentemente, possiamo fare veramente qualcosa per questa nostra Italia di cui ci lamentiamo continuamente.

Secondo voi, quale dei quattro settori avrebbe bisogno di un rinnovamento radicale? E in che cosa consisterebbe la vostra proposta di legge?

http://it.youtube.com/watch?v=t9rFfq0Ef5w

martedì 2 dicembre 2008

Non si può morire per amore.

È morto per una cotta adolescenziale, per una lettera d’amore indirizzata a una ragazza appartenente a una casta superiore. Se Shakespear fosse ancora vivo probabilmente scriverebbe una tragedia sulla fine inaccettabile di un ragazzino di 15 anni: purtroppo a volte la realtà supera anche ogni sorta di immaginazione.

Manish aveva 15anni. Manish era indiano. Manish si era invaghito, come spesso accade, di una ragazza e aveva affidato ad un foglio, l’estate scorsa, la sua dichiarazione d’amore.

Non c’è niente di più quotidiano e di più bello: ma non per lui perché con quelle parole ha firmato la sua condanna.

È stato preso mentre andava a scuola, picchiato, bastonato, portato per la strada con la testa rasata e poi gettato sotto un treno sotto gli occhi impotenti della madre che invano chiedeva pietà.

La sua colpa? L’oggetto del desiderio era una ragazza appartenente ad una casta superiore e i genitori dell'amata avevano intercettato la lettera.

Ogni cosa è divisa per casta: i pasti, le occupazioni, il luoghi di preghiera e anche le tombe nei cimiteri cattolici.

Nonostante la costituzione indiana moderna consideri illegale la divisione in caste e considera un reato qualsiasi discriminazione in base a ciò, il sistema non si è indebolito ma è restato molto saldo soprattutto nelle zone di campagna.

Sarà, ma a sentire queste cose il concetto di uguaglianza sembra sempre più un’utopia finchè ci saranno persone bigotte e dalla mentalità preclusa da vecchi pregiudizi insensati ed infondati. E non si tratta di fare moralismo, si tratta che di fronte a fatti di cronaca del genere inizialmente si stenta a credere che sia veramente realtà e che poi si arrivi alla solita detta e ridetta conclusione “In che mondo viviamo?”.

Perché di fronte a tutto questo, di risposte non ne trovo nè spiegazioni se non quella di inciviltà, pura e semplice.

Non si può morire per una lettera d’amore, non in questo modo.

sabato 22 novembre 2008

Nonni a scuola

http://it.youtube.com/watch?v=1iCjLYSMY90&feature=related


Credo che questo video si commenti da solo.

Personalmente credo che sia un’iniziativa molto bella e molto coraggiosa rimettersi in gioco a questa età per poter difendere l’istruzione e quindi il futuro dei bambini di Acquaformosa che la riforma Gelmini vorrebbe eliminato. Infatti nonostante spesso ce ne dimentichiamo, come dice una delle persone intervistate per spiegare la motivazione di questo suo gesto, “Se manca la scuola, manca tutto”. E non stiamo parlando di facoltà universitarie, di corsi di specializzazione ma bensì della cosiddetta “scuola dell’obbligo”, quella che dà le basi, quella che dà le nozioni fondamentali, quella che insegna a leggere, a scrivere, a fare le operazioni. L’istruzione è tutto, senza ombra di dubbio. È preoccupante vedere che questo concetto lo capiscono persone anziane che non hanno potuto permettersi di frequentare la scuola e non ministri con tanto di lauree e dottorato.